La storia della Valsugana è la storia di una valle di confine. Per quasi un millennio, dalla prima metà del Medioevo fino al 1918, ha rappresentato la frontiera meridionale dei domini di Trento e poi del territorio asburgico, separata dalla pianura veneta da catene montuose strette e da un’antica strada romana che da Trento conduceva ad Aquileia. Questa posizione di soglia, fra Mitteleuropa e mondo veneto, ha lasciato tracce profonde nell’organizzazione del territorio, nei castelli che lo punteggiano, nelle architetture militari del Novecento, nella memoria delle sue comunità.

Le origini della storia della Valsugana
La Valsugana era già percorsa in età romana come asse di collegamento fra Tridentum (Trento) e l’agro di Feltre. Insediamenti di pianura sono attestati a Pergine, Caldonazzo e Borgo. Con l’arrivo dei Longobardi la valle entra nell’orbita del ducato di Trento, e durante l’alto Medioevo si frammenta in piccoli insediamenti rurali legati a famiglie feudali.
Tra l’XI e il XII secolo prende forma la rete dei castelli che costituirà l’asse identitario della valle per i secoli successivi: castel Pergine sopra l’abitato omonimo, castel Telvana a Borgo Valsugana, castel Ivano in posizione dominante sulla bassa valle. Sono punti di controllo del traffico e della riscossione dei pedaggi più che residenze permanenti. Il dominio formale appartiene al principato vescovile di Trento, ma in pratica il potere è distribuito fra famiglie locali.
La frontiera con Venezia
Tra fine XV secolo e inizio XVI la Valsugana diventa il fronte caldo del confine tra il principato di Trento e la Repubblica di Venezia. La guerra della Lega di Cambrai (1508-1516) coinvolge direttamente la valle: la bassa valle è temporaneamente occupata dalle truppe veneziane, poi recuperata dagli imperiali. Si consolida un equilibrio destinato a durare fino al Settecento, con la bassa valle culturalmente più vicina al Veneto e l’alta integrata nel sistema trentino.
Nei secoli centrali dell’età moderna la valle conosce un’economia mista: agricoltura di fondovalle, allevamento in malga sui Lagorai e sulla Vigolana, estrazione mineraria nel Tesino, piccole manifatture tessili lungo i corsi d’acqua. Il commercio del Brenta, navigabile a tratti, rappresenta una via di scambio con la pianura veneta. I documenti del XVII secolo descrivono una valle relativamente povera ma stabile, con un equilibrio tra le comunità di villaggio (le “regole”) e i poteri feudali residuali.
L’età asburgica e la modernizzazione
Con la secolarizzazione del principato vescovile nel 1803 e il successivo passaggio all’Impero d’Austria, la Valsugana entra in una fase di modernizzazione. Nel 1896 viene inaugurata la ferrovia della Valsugana, costruita per ragioni strategiche oltre che commerciali: collega Trento a Tezze, con il progetto di un prolungamento verso il Veneto, allora ancora politicamente separato.
La stessa fase asburgica vede la nascita della stazione termale di Levico. Le acque ferruginose-arsenicali del Vetriolo, già conosciute in epoca medievale, vengono industrializzate alla fine dell’Ottocento dalla famiglia Sigl, che costruisce nel 1880 il Grand Hotel Imperiale e impianta il parco asburgico. Levico diventa nei decenni successivi una delle stazioni di cura predilette dell’aristocrazia mitteleuropea: l’imperatore Francesco Giuseppe, esponenti della famiglia imperiale, alta nobiltà ungherese e ceca, intellettuali da Vienna e da Praga. È un periodo di prosperità per la valle, accompagnato dalla costruzione di hotel di lusso e dall’arrivo dell’illuminazione elettrica e del telefono.
La Grande Guerra

Il 1914-1918 segna l’evento più traumatico nella storia recente della valle. La Valsugana si trova esattamente sulla linea del fronte: a sud del Brenta i Lagorai diventano un saliente austro-ungarico, a nord la valle del Brenta è la via di possibile penetrazione italiana verso Trento. Già a partire dal 1908 l’esercito austro-ungarico aveva costruito sulle alture intorno a Levico e Pergine un sistema di forti permanenti: il Forte Colle delle Benne sopra Levico, il Forte Tenna sul versante del lago di Levico, il Forte Cima Vezzena (chiamato dai soldati “occhio dell’altopiano”), il Forte Busa Verle. La Strafexpedition austriaca del 1916 li renderà tristemente noti come testa di ponte per l’offensiva sul fronte italiano.
Durante il conflitto la bassa valle viene evacuata: le popolazioni di Borgo, Strigno, Roncegno, Grigno vengono spostate in Boemia e Moravia, nei cosiddetti “campi di profughi”, da cui torneranno solo nel 1918-1919 a paesi spesso distrutti o gravemente danneggiati. Le perdite materiali sono enormi: gran parte di Borgo Valsugana viene rasa al suolo dai bombardamenti, decine di edifici storici scompaiono per sempre. La ricostruzione post-bellica, finanziata dalle “Opzioni” della provincia annessa, durerà tutti gli anni Venti.
La storia della Valsugana dal dopoguerra a oggi
Tra le due guerre la valle è italiana a tutti gli effetti, anche se la frontiera con il Trentino di lingua tedesca resta percepita. Il fascismo italianizza i toponimi residuali e investe in opere pubbliche minori. Il dopoguerra ridisegna l’economia: l’agricoltura di sussistenza declina, le malghe si svuotano, una parte della popolazione emigra verso il triangolo industriale o verso Germania e Svizzera.
La svolta arriva negli anni Settanta e Ottanta con l’autonomia provinciale di Trento e l’investimento sistematico nel turismo. Si rilanciano le terme di Levico, si struttura la rete dei campeggi sul lago di Caldonazzo, si avvia il progetto della ciclabile, si valorizzano le malghe come destinazione gastronomica. Negli anni Duemila la rete dei due laghi e la ciclabile diventano i due assi promozionali principali.
I forti come patrimonio
Negli ultimi due decenni i forti austro-ungarici sono stati progressivamente recuperati e trasformati in luoghi di memoria pubblica. Il Forte Colle delle Benne è oggi visitabile e ospita iniziative culturali e ristorazione; il Forte Tenna è in restauro; il Forte Busa Verle e il Forte Vezzena fanno parte del circuito “Sentiero della Pace” che attraversa l’intera ex linea del fronte trentino. Sono percorsi che si possono inserire nelle vacanze estive come escursioni a tema storico, particolarmente significativi nei pressi del 4 novembre e nelle settimane di commemorazione.
Una valle italiana di confine
L’identità della Valsugana resta segnata dalla sua condizione storica di soglia. Italiana di lingua, austriaca di passato amministrativo recente, veneta di scambi commerciali e familiari, trentina di organizzazione politica contemporanea. Questa stratificazione, che ad altre valli alpine è stata risparmiata da una storia più omogenea, è una delle ragioni del suo carattere distintivo. Camminando per le strade di Levico o di Borgo si vedono ancora le tracce di tutte queste epoche sovrapposte: i muri ottocenteschi, le insegne italianizzate, le memorie della guerra, le architetture del dopoguerra.
- Levico Terme — il centro termale che fiorì sotto gli Asburgo.
- I laghi della Valsugana — Caldonazzo e Levico nella geografia di valle.
- La ciclabile — un asse del turismo contemporaneo.
- Vacanze in Valsugana — pianificazione del soggiorno.
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